giovedì 7 maggio 2009

Per un euro di meeeeensa chissà cosa avròòòò


...quando si dice chicco per chicco...

mercoledì 15 aprile 2009

Al Garghet - Milano

Un po' nascosto a Milano, c'è un posto che io ritengo sia alla Amélie (chi ha visto il film sa di cosa parlo): il ristorante "Al Garghet". La cucina è tipicamente milanese con un menù scritto a mano su un simil quaderno delle elementari, con inserti di aforismi qua e là. Tutto - dolci compresi (che però sono un po' cari, secondo me) - è fatto dallo chef. Oltre ad essere buono il cibo, è bella anche l'atmosfera: la domenica in cui sono stata lì a cena c'era anche l'accompagnamento dal vivo col pianoforte e la "scenografia" è davvero molto intima, con lampadari tondi rossi, luce soffuse, caminetto in un angolo, tovaglia a quadri rossa e tante decorazioni ai muri. D'estate - mi han detto - si mangia in giardino.
Insomma, un posto dove andare soprattutto in coppia, ma anche no. I prezzi sono medio alti, ma ne vale la pena!

sabato 18 ottobre 2008

"El Gordo" a San Donato Milanese

Navigando, qualche tempo fa, ero incappata sul sito di questo locale e memore del mio bellissimo viaggio in Spagna, me l'ero segnato come posto dove andare. Beh ieri ci sono andata. Delusione totale. Mi aspettavo un menù molto più spagnoleggiante visto che si chiama "El Gordo - Taberna Vasca, Comida Iberica". Certo, ci sono i taglieri di salumi e formaggi spagnoli ed altri stuzzichini, ma è poco roba a mio avviso.
Buona la sangria: anche se sembra "annacquata" fate attenzione, perché picchia di brutto (ed io ne so qualcosa!).

sabato 4 ottobre 2008

Un giorno perfetto


Non ho mai nascosto di essere piuttosto esterofila in fatto di film e di malsopportare i film drammatici. Ogni tanto, però, ci son le eccezioni, come per "Un giorno perfetto": mi salvo dicendo che, dopo tutto, Ozpetek italiano non è.
Che dire...L'ho appena visto ed è una bella botta: un film sicuramente da vedere quando NON siete depressi e, se non lo siete, cercate di avere qualcosa (o qualcuno) con cui tirarvi su appena finisce. Io sto cercando di riprendermi ascoltando - in loop - "La marcia di Esculapio" di Piccioni (quella famosa canzone de "Il medico della mutua", che mi è tornata in mente grazie a Luca...meno male...).
Isabella Ferrari è grandiosa; altrettanto non si può dire di Stefania Sandrelli che ho trovato alquanto innaturale, finta: per me la peggiore a recitare (essì che di esperienza dovrebbe averne, eh!).

venerdì 26 settembre 2008

Budapest

L'idea di andare a Budapest in gruppo con gli amici è venuta praticamente per caso. Navigando ho trovato un volo A/R a 70 euro tasse comprese con EasyJet e mi son detta: "Ma perché no?!". Così l'Armata Brancaleone (composta dalla Deni, Luca, Lorenzo e me) ha preso armi e bagagli alla conquista dell'Ungheria. Abbiamo preso un appartamento in affitto per tre notti tramire Interhome: è un servizio che consiglio assolutamente a tutti. La casa era davvero grande, ben collegata, pulita e, anche se siamo arrivati a mezzanotte e mezza, il proprietario ci ha aspettati per consegnarci le chiavi. Tra un rutto e l'altro, ci ha anche consigliato dove andare a fare un giro a quell'ora: ci ha addirittura portati davanti ad un locale. A Budapest van di moda i bar ricavati da edifici sfitti: nei cortili e nelle stanze di questi condomini disabitati sorgono il bancone e tutti i tavoli e sedia (spesso son pezzi recuperati: allo Szimpla ho visto una vasca da bagno metallica ritagliata e resa divanetto...stupendo!). Qui in Italia, con tutte le regolamentazioni, una cosa del genere non sarebbe certo permessa (purtroppo).
In quei giorni abbiamo mangiato davvero molta carne e bevuta tantissima birra: il cibo e le bevande costano pochissimo e agevolano l'inchiattimento :-D La città alla fine si gira benissimo a piedi: abbiamo faticato non poco, però per arrivare in cima al monte Gellert (al Castello è stato più semplice: c'era la funivia!). Me l'aspettavo un po' più stile Praga (che non ho visto se non in foto), ma devo dire che si respira storia un po' ovunque, quindi un bel weekendone vale decisamente la pena (io ci tornerò di sicuro perché non ho visitato tutto e voglio andare alle terme Gellert).
L'unica nota negativa: i camerieri non son per niente simpatici

domenica 21 settembre 2008

Viva

Sìsì, sono viva: son solo stata a Budapest con gli amici e a Caorle con la famigghia...Prima o poi, quando avrò finito di recuperare gli arretrati al lavoro vi racconterò dell'Ungheria :-)

mercoledì 20 agosto 2008

I figli danno la felicità?


Da questo articolo parte la mia riflessione odierna. Qualcuno potrà non essere d'accordo, e ci mancherebbe, è il mio pensiero, non il vostro.

Fino a quando non son rimasta incinta, sono stata una fervente credente nel non-matrimonio e nel non-avrò figli. Poi son rimasta incinta e ho partorito un ragnetto che oggi è diventato un maschietto bellissimo di 4 anni e mezzo (e lui ci tiene a quell' "e mezzo" perché fa la differenza su quelli di 4 anni eh, scherziamo!). I primi tre anni e passa son stati tostissimi: pannolini, pappe, avere centomila occhi, cercare di capire cosa volesse quando piangeva non è stato facile. Son venuta a vivere in Lombardia lasciando i miei amici a Roma e quindi non avevo una "cricca" qui: rifarmi delle amicizie in questa condizione è stata alquanto difficile. Vita sociale (un po' perché - appunto - non avevo amici qui e un po' perché si viene assorbiti del tutto dal mestiere di genitore) ho ricominciato a farla da un annetto a questa parte: ovviamente parlo di uscite pianificate con un certo anticipo perché quando si è mamma non puoi uscire tutte le volte che vorresti e fino all''ora che vorresti. Quindi, no, avere figli non è una passeggiata. Comporta sacrifici e spesso con tutte le cose che devi fare per tuo figlio perdi la cognizione del fatto che tu sei sì un genitore, ma sei anche un partner e sei anche un individuo. Io parto dal presupposto che se ti dimentichi di questi ultimi due ruoli, non puoi essere un buon genitore perché non puoi mettere da parte i tuoi interessi personali e di coppia per anni e rispolverarli quando i figli escono di casa (e ormai escono tardi dalla famiglia) o quando vai in pensione, perché son tutte rinunce che ti fan crescere un certo malessere interiore e questo malessere interiore da qualche parte devi sfogarlo. Se l'unica cosa che stai facendo in questo momento è essere mamma o papà ecco che qualche volta quando sei stanco sbotti per un nonnulla con tuo figlio (e questo non è giusto).
Solitamente le mamme sono sempre piuttosto restìe a uscire di casa lasciando i figli a casa col marito o con la babysitter di turno per via di mille paranoie: "non sono una brava mamma se faccio così", "sarà mio marito capace di tener il piccolo?", "nessuno meglio di me può badare a lui" ecc ecc. Cazzate. Prima di tutto, i figli non sono costole nostre, sono creature che da grandi dovranno diventare individui il che significa che dovranno cavarsela da soli quando non ci saranno mamma e papà a parar loro il culo, quindi meglio abituarli a cavarsela fin da piccoli. Se li tieni attaccati alla tua gonna ogni secondo della tua giornata, non li aiuti di certo. Non dico che a sei mesi devi dargli l'omogeneizzato ed un cucchaino e dirgli: "Toh, ora ti arrangi", ma tocca trovare la giusta via di mezzo se vuoi che da grande sia una persona con fiducia nelle proprie capacità e che non pianga su se stesso. Quindi ben venga lasciarlo ogni tanto col papà (i papà di oggi son bravissimi coi bimbi), coi nonni o con un estraneo alla famiglia, l'importante è mostrare fiducia nelle persone che lo accudiranno: i bambini non son scemi, han mille risorse.
Poi, tocca avere un compagno/a abbastanza intelligente da capire che quel che volete non è mandare a quel paese la famiglia, ma fare in modo di essere positiva/o all'interno della famiglia e quindi coltivare anche la propria persona e la coppia. Se è abbastanza intelligente da capire che è una cosa che deve fare anche lui/lei, allora siete a cavallo. Allora riuscirete, PARLANDO E COMUNICANDO (che è un altro errore che molte coppie commettono: quando c'è un problema non lo affrontano insieme, ma separatamente, oguno a modo suo - modi forse addirittura diversi - serbando anche magari rancore perché "l'altro/a non lo aiuta"...eh, ma tu gliel'hai chiesto l'aiuto?) a trovare spazio per voi stessi, per il vostro matrimonio e per vostro figlio.

Il pericolo qual è? E' che dopo l'esperienza - bellissima e impegnativa del primo figlio - quando finalmente potete tirare un sospiro di sollievo perché ora potete permettervi di uscire, ecc ecc non ne vogliate un secondo perché finalmente state bene. Ecco, questa è la mia situazione e sinceramente non credo di uscirne...perché sto troppo bene così :-P